Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante (Adelaide Di Mauro)

Quanto costa una causa

Può una causa di beatificazione bloccarsi per un problema strettamente economico?

Occorre innanzitutto precisare che in quanto battezzati tutti siamo santi perchè figli di Dio e membri della Chiesa. Ma è anche vero che se tutti siamo chiamati alla santità non tutti rispondiamo alla volontà del Signore in maniera speciale. Il riconoscimento della santità non è sempre facile; occorre che il candidato abbia vissuto le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e le quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) in modo eroico e che si verifichino delle guarigioni straordinarie per sua intercessione.

santi

Il compito di accertare la santità o meno di un candidato spetta alla Congregazione per le cause dei santi, che, per svolgere il suo compito, si avvale dell’opera di funzionari e di esperti in materia di teologia e medicina. E qui entra in gioco l'aspetto economico. 

A tal proposito, si vuole citare l’affermazione del cardinale José Saraiva Martins, prefetto della CCS fino al 9 luglio 2008 che, in un’intervista rilasciata all’Osservatore Romano il 9 gennaio 2008, affermò:

«È vero che istruire e portare a compimento un processo di beatificazione comporta delle spese. Tra quelle che più incidono, anche se si tratta di somme certamente non importanti, c’è il giusto compenso per la commissione medica chiamata a verificare, dal punto di vista scientifico, la miracolosità della guarigione che si intende portare come prova testimoniale per il processo. C’è poi l’altrettanto giusto compenso per i membri della commissione teologica chiamati ad interpretare se tale guarigione miracolosa sia attribuibile all’intercessione della persona di cui si tratta. Ma, come le ripeto, si tratta di cifre molto modeste»[1].

Nell’intervista, più avanti, si parla anche delle cifre, questa volta più consistenti, che occorrono, invece, per la cerimonia di beatificazione e canonizzazione: sono le spese «[…] relative alla pubblicazione della positio e quelle eventualmente riferibili al rito vero e proprio: dalla stampa dei libretti liturgici all’addobbo floreale dell’altare e via dicendo»[2]. Tutto questo potrebbe, in effetti, avvalorare l’ipotesi che la causa di beatificazione di suor Chiara si sia arenata, nella fase finale, proprio per motivi economici. Appare, infatti, molto strano che, dopo anni di lavoro, di raccolta di documenti e di prove testificali, tutto poi sia stato dimenticato. È stato anche eseguito il trasferimento delle spoglie mortali della Serva di Dio presso una cappella più idonea a consentirne una migliore accessibilità alla devozione dei fedeli[3]. Nelle Norme sull’Amministrazione dei beni delle Cause di Canonizzazione, approvate da Giovanni Paolo ii il 20 agosto 1983[4], si dettano i criteri da adottare anche nel caso in cui i fondi con cui si sostengono le spese  legate alla causa, non dovessero essere sufficienti. Si parla, infatti, dell’istituzione, presso la Sacra Congregazione, di un fondo per le cause povere cui poter attingere per coprire il fabbisogno per le cause più bisognose[5]. A tal proposito, papa Francesco, all'inizio del suo pontificato, iniziò un’indagine proprio sui conti delle cause di beatificazione[6].

Il già citato cardinale Josè Saraiva Martins, in un’intervista rilasciata al giornale “l’Osservatore Romano”, aveva anche affermato:

«[…] i soldi con il riconoscimento della santità non hanno nulla a che vedere. […] Quando c’è di mezzo un santo vero è la Chiesa popolo di Dio a mobilitarsi e quel minimo che occorre si trova sempre»[7] e, aggiungendo che non esistono cause povere, aveva aggiunto: «se una causa è “povera” vuol dire che è una povera causa, nel senso che povera è la stessa fama di santità»[8].

Eppure nel caso di suor Chiara si è potuto costatare che, nonostante fossero trascorsi oltre cinquant’anni dalla morte e molti testimoni oculari fossero già deceduti, il tempo non ha scalfito il ricordo in quanti la conobbero e, ancora oggi, se ne tramanda la memoria per averne sentito narrare le virtù e gli esempi di santità.

Ma i tempi, grazie a Dio, cambiano ed anche la Chiesa cambia. A tal proposito la riforma voluta da papa Francesco ha introdotto controlli più rigidi sulla gestione dei fondi e sugli abusi economici. Inoltre, per le cause "povere" è previsto anche un fondo di solidarietà che servirà a sostenere le inchieste sui casi di possibile santità per le quali non c'è una copertura finanziaria (cf. http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/10/).

Allora non lasciamoci sopraffare dagli anni che passano inesorabilmente e sembrano allontanare la speranza di vedere suor Chiara assurgere alla gloria degli altari. I tempi dell’uomo non sono quelli di Dio.

Non perdiamo la speranza che un rinnovato interesse possa indurre il Tribunale ecclesiastico ad una ripresa dei lavori.

L'incidenza mediatica

Il fattore economico rimane uno dei motivi che bloccano il regolare procedere di una causa di beatificazione ma un altro elemento da non sottovalutare, è rappresentato dai MASS MEDIA. Si pensi, ad esempio, all'incidenza mediatica che ha avuto, sin dal suo nascere, il fenomeno di padre Pio; anche lui fu osteggiato e anche nei suoi confronti si tentò una campagna diffamatoria. Il frate di Pietralcina è stato però sostenuto sempre dai suoi concittadini e dai tanti fedeli che lo hanno conosciuto grazie anche alla stampa, alla radio e al crescente fenomeno sociale della televisione. 

Un ultima osservazione: nonostante quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico in merito ai tempi legati all'apertura di una causa di beatificazione, il papa può comunque agire diversamente da quanto previsto; lo ha fatto papa Francesco per Giovanni XXIII e lo ha fatto Benedetto XVI nei confronti di Giovanni Paolo II. Inoltre, Giovanni Paolo II fece 1.338 beati e 482 santi, molti dei quali laici (un esempio è stata Gianna Beretta Molla (1922 – 1962), mamma e medico, proclamata santa nel 2004), perchè era fortemente convinto che occorresse riportare la santità vicino ai credenti.

Oggi abbiamo Facebook, Twitter, molti possiedono anche dei blog; utilizziamo allora gli strumenti che abbiamo a disposizione per diffondere la storia della mistica siracusana
Se finora il poco interesse mediatico e, forse, del disinteresse hanno impedito che suor Chiara assurgesse alla gloria degli altari nonostante l’introduzione della causa di beatificazione, questo non vuol dire che bisogna “gettare la spugna”. 
Condividerne la sua storia con chi ancora non la conosce significa anche contribuire a diffondere la fama di santità di suor Chiara nella speranza di una sollecita ripresa della causa di beatificazione aperta nei suoi confronti.

 


[1] M. Ponzi, Sarà chiesto più rigore nei processi diocesani di canonizzazione, nel web http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/187641 (19/09/2013).

[2] Ibidem.

[3] La cappella è quella di Santa Rita presso la chiesta dei frati cappuccini di Siracusa.

[4] Congregatio pro Causis Sanctorum, Norme sull’Amministrazione dei beni delle Cause di canonizzazione, in Criscuolo - Ols - Sarno (curr.), Le cause dei santi, 395.

[5] Cf Idem, 397.

[6] F. A. Grana. Quanto costa diventare santi? Papa chiede l’indagine sui conti. Ma non riceve risposta, sul web http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/21/quanto-costa-diventare-santi (23/09/2013).

[7] M. Ponzi, Sarà chiesto più rigore nei processi diocesani di canonizzazione. A colloquio con il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/interviste/2008/007q08a1.html (23/09/2013).

[8] Ibidem.

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Finalmente in pubblicazione l’imperdibile storia di suor Chiara Di Mauro, la monaca santa che col suo stile di vita francescano ha da sempre animato polemiche e consensi, critiche e ammirazione.

Oggi, a quasi 90 anni dalla sua morte, ripercorriamo attraverso questo libro le tappe più importanti della sua vita lasciandoci edificare dai carismi soprannaturali che ricevette in dono e stupire dalle prodigiose guarigioni a lei riconducibili.

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