Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante (Adelaide Di Mauro)

La Madonna e suor Chiara

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Le lacrime, nella città di Siracusa, “fondono” Maria e suor Chiara: entrambe hanno espresso con un segno umano, chiaro, eppure spesso incompreso, l’amore per il genere umano. Le lacrime sono una forma di preghiera che dà luce all’inesprimibile, segno di gioia, quanto di dolore; diventano segno di una volontà di salvezza di fronte all’altrettanto forte volontà di rovina che sembra, invece, invadere il cuore umano.

Suor Chiara, passava molte ore in chiesa in preghiera o in contemplazione e spesso la preghiera era accompagnata da abbondanti lacrime.

Le lacrime di suor Chiara, penitente per la sua città e per l’umanità intera, trovano riscontro ben più forte nelle lacrime della Vergine addolorata; e, se le lacrime di suor Chiara, sfuggendo alla forza di gravità, scorrono verso il cielo, nella speranza di poter intercedere per gli uomini o impetrare una grazia al Signore, quelle di Maria, dal cielo sono cadute sulla città e sul mondo, quale novella acqua lustrale per la remissione dei peccati e la redenzione. Le lacrime hanno così unito, ancora più saldamente, due madri che hanno sacrificato se stesse, anche l’essenza del loro “esser madri”, per esserlo ed estenderlo a tutta l’umanità sofferente, a tutti i figli di Dio sofferenti.

Maria ha rinunciato al proprio Figlio quando ha espresso la sua sottomissione a Dio: Ecce ancilla Domini, fiat nihi secundum Verbum tuum. La gioia dell’annuncio contiene la prefigurazione di un dolore atroce: la disperazione di veder morire il Figlio sulla croce, ma anche la gioia per la certezza che le sue lacrime, quelle di Gesù nella croce e il suo sangue, sigilleranno il nuovo patto-alleanza con l’umanità. Maria non sarà più la madre di un Figlio unigenito ma, per Suo tramite, la madre di tutta l’umanità redenta.

Anche suor Chiara, accettando l’imposizione dei genitori al suo matrimonio e la missione affidatale da Gesù, ha realizzato in cuor suo l’adesione alla volontà al Signore; ha provato la gioia della maternità ed il dolore per la perdita dei figli; ed ha sperimentato anche quello della rinuncia a vivere il ruolo di madre per poter dedicare tutta la sua vita a Gesù e poter, così, essere anche lei madre di tutti coloro che, soffrendo, le si rivolgevano, colmi di fiducia e di speranza nel Signore.

Suor Chiara fu accompagnata dall’amore della Madonna in tutta la sua avventura terrena, dall’infanzia agli ultimi istanti della sua vita; con lei, quand’era bambina, giocava a nascondersi tra i suoi lunghi capelli; a lei si rivolgeva quando, stremata dalle terribili sofferenze, sentiva di non riuscire più a sopportare tanto martirio: «“non mi fido più, Mammina mia!” – diceva alla Madonna. Ed ella visibilmente presente, con sorriso materno rispondeva: “Non fa niente!” e nello stesso tempo ponendole la mano sul petto, calmava i suoi dolori».



 

Cf Uccello, Vita di Sr. Clara, 2.

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