Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante (Adelaide Di Mauro)

Le guarigioni dello spirito

cilicio

Il prodigio più grande Suor Chiara lo attuava soprattutto nel cuore delle persone che ne ottenevano una conversione dell’anima o un rafforzamento nella fede e questo emerge da ogni singola testimonianza. Fu proprio nel suo quotidiano vivere i doni soprannaturali ricevuti da Gesù che suor Chiara riuscì a operare anche molte conversioni. Durante la sua permanenza nella Grottasanta, in mezzo agli scorpioni, fu motivo di conversione per un vecchio ateo che piangendo commosso affermò: «è impossibile che Dio non esista, se arriva ad ispirare e a mantenere tanta fede in un’anima».

Più della guarigione dei corpi, suor Chiara prediligeva proprio la cura delle anime; ciò fu messo in risalto anche da un giornalista – Giuseppe Magrì – che in un suo articolo scrisse:

«[…] coloro che accorrono ad essa [riferito a suor Chiara] con emozione, piuttosto che averne guarigioni improvvise di vecchi malanni o di incurabili piaghe, ne traggono gran luce spirituale e dolci balsami per le ferite del cuore e dello spirito».

Suor Chiara, quindi, non solo fu sempre un esempio di vita cristiana, ma le sue azioni, i suoi comportamenti, le sue preghiere, sono valse a condurre tante anime a Dio, attuando così l’opera più grande e santa che possa compiersi sulla terra.

Testimonianza di Michele Gattuso

Michele Gattuso, la notte di Natale del 1931, si convertì dopo aver visto suor Chiara soffrire i dolori della Passione e prendere la comunione da mani invisibili. Egli raccontò della sua iniziale avversione e come, dietro le insistenze della moglie e per soddisfare la sua curiosità, potè assistere alla comunione miracolosa. 

Ecco parte del suo raccontò:

«Si era nella notte dal giovedì al venerdì dal 24 al 25 dicembre 1931, e suor Clara, come sempre in tali giorni, era in estasi e si diceva che alla mezzanotte ricevesse la comunione straordinaria, senza sapersi di dove venisse. Verso mezzanotte mia moglie mi fece entrare dove suor Clara stava coricata nel suo lettuccio, guardandola attentamente. Nella stanza c’era abbastanza luce, cioè quattro lampadine accese. A mezzanotte precisa l’estatica levandosi a sedere e allargando le braccia, cominciò ad esclamare: “Ecco Gesù che mi comunica”. Aperse la bocca, sempre nell’estasi, e mentre noi attentamente guardavamo, ecco vedersi posare sulla sua lingua una particola bianchissima, più grande e grossa dell’ordinaria. Di dove sia venuta non so dire. Commosso più degli altri mi inginocchiai a Lei vicino, ma senza nulla dire. Suor Clara mi mise la mano sulla testa e disse queste parole: “Ti attendo”. Capii che a suo mezzo era Gesù che me le diceva e l’indomani andai a confessarmi e a fare la comunione».

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