Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante (Adelaide Di Mauro)

Il processo canonico

Suor Chiara in vita – ma anche dopo morta – non ricevette unanimità di consensi; le opinioni su di lei si divisero fra quanti la considerarono un’autentica espressione di santità e quanti la reputarono una visionaria; così, ancor oggi, non cessa di essere una testimonianza difficile da comprendere agli occhi del secolo; lo dimostrano le avversità della sua vita, la lunga attesa per la causa di Beatificazione, poi l’apertura del processo canonico e l'attesa della sua definizione.

Dalla morte di suor Chiara all’apertura della causa di Beatificazione trascorrono cinquantuno anni; da questo si comprende come nel cuore dei fedeli sia rimasto vivo il ricordo della “monaca santa” . Non deve stupire il fatto che l’apertura della causa canonica non sia avvenuta nell’immediatezza della morte della suora: nei suoi confronti, infatti, sia in vita sia dopo la sua morte, vi furono forti contrasti tra il clero, e alcuni tentarono di «svalutarne la virtù e di oscurarne la fama». Ma, ad onta del tempo trascorso e dei contrasti sorti tra chi ne attendeva la beatificazione e quanti, invece, la consideravano solo una squilibrata, il 16 luglio 1983, fu decretata dall’arcivescovo Calogero Lauricella l’introduzione della causa di Beatificazione e Canonizzazione. Delle spese necessarie se ne fece carico la sig.ra Giuseppina Sirchia, vedova Leone, che fu anche tra le principali promotrici per l’inizio del processo.

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La fase preliminare dell'inchiesta diocesana

Mons Calogero LauricellaL’inizio di una causa di beatificazione è sempre preceduto da una verifica, da parte del vescovo diocesano, della diffusa e autentica fama di santità del Servo di Dio presso una parte considerevole di persone degne di fede[1]. Trattandosi di un processo canonico, inoltre, occorre che alcuni elementi richiesti dal diritto siano presenti per la validità giuridica.

Colui che promuove la causa di beatificazione viene definito attore; egli se ne assume le responsabilità morali ed economiche[2]. L’attore della causa può essere chiunque faccia parte del popolo di Dio, sia essa persona fisica o giuridica o qualunque associazione di fedeli ammessa dall’autorità ecclesiastica[3]. Probabilmente attore della causa di beatificazione di suor Chiara fu il convento di Santa Lucia al Sepolcro[4] mentre delle spese necessarie se ne fece carico la sig.ra Giuseppina Sirchia che fu anche tra le principali promotrici per l’inizio del processo[5].

L’attore nomina il postulatore della causa che svolge le funzioni di avvocato e si assume le responsabilità economiche e morali del procedimento[6]; è suo compito raccogliere tutti i documenti necessari ad attestare la fama di santità del Servo di Dio e l’importanza ecclesiale della causa; di questo egli dovrà riferire al vescovo competente[7]. Postulatore della causa fu mons. Vincenzo Annino, nominato dall’arcivescovo il 14 settembre 1977[8]; ovviamente si sarà tenuto conto del lavoro meticoloso già svolto da p. Samuele Cultrera, che raccolse documenti e testimonianze legate alla Serva di Dio, confidando proprio in un’apertura della causa.

L’attore, attraverso il postulatore della causa, chiede al vescovo territoriale competente[9] l’avvio dell’inchiesta diocesana[10]; egli può istruire direttamente la causa o nominare un delegato che abbia le doti richieste denominato delegato episcopale[11]. L’arcivescovo di Siracusa che decretò l’introduzione canonica della causa di beatificazione e canonizzazione di suor Chiara fu mons. Calogero Lauricella (nella foto)[12]. Il delegato, nominato dall’arcivescovo, fu mons. Salvatore Iacono[13]. Il vescovo, prima di aprire ufficialmente un’inchiesta diocesana, deve richiedere il nulla osta alla CCS attestante la non esistenza di ostacoli che impongano una sospensione della causa[14]: al nihil ostat del 17 marzo 1983 della Sacra Congregazione fu assegnato come numero di protocollo identificativo il 1370[15]. Solo dopo aver ricevuto il decreto attestante che da parte della Santa Sede non ci sono impedimenti, il vescovo diocesano può aprire ufficialmente il processo e, da quel momento, al candidato è attribuito il titolo di Servo di Dio.


[1] Cf Congregatio de Causis Sanctorum, Sanctorum Mater, Parte i, Titolo ii, art. 7, § 1-2.

[2] Cf Idem, Titolo iii, art. 9.

[3] Congregatio pro Causis Sanctorum, Normae servandae, n. 1a.

[5] Cf Rivista Diocesana di Siracusa. Foglio Ufficiale dell’Arcidiocesi, anno lxxii, n. 3-4 (1983), 60. Il comitato promotore per la causa di suor Chiara era composto, oltre che da mons. Vincenzo Annino e dalla sig.ra Sirchia Giuseppina, anche dai signori: Pino e Carmela Valenti, Musumeci Pina, De Franciscis Teresa, Mauceri Antonietta, Ucciardo Antonio, Spinoccia Mariella, Denaro Paola Aliotta, Barbagallo Vittorio, Nobile Anna, suor Di Mauro Gaetanina, Genovese Giuseppina, Murè Enza Peluso, Garofalo Angelo.

[6] Cf Congregatio de Causis Sanctorum, Sanctorum Mater, Parte i, Titolo iv, art. 12, § 1.

[7] Cf Congregatio de Causis Sanctorum, Sanctorum Mater, Parte i, Titolo ii, art. 8, § 1.

[8] Cf F.U. lxxii, (1983), 60.

[9] Il vescovo competente è quello del territorio in cui è morto il Servo di Dio. L’inchiesta diocesana è un vero e proprio processo, condotto secondo le norme stabilite dalla CCS, con lo scopo di raggiungere la certezza sulle virtù eroiche del Servo di Dio.

[10] Per inchiesta diocesana o eparchiale s’intende «il processo canonico, istruito dal Vescovo competente, con lo scopo di raccogliere le prove pro et contra la beatificazione e canonizzazione di un Servo di Dio, morto in concetto di santità». Cf Criscuolo - Ols - Sarno (curr.), Le cause dei santi, 247.

[11] Cf Congregatio de Causis Sanctorum, Sanctorum Mater, Parte iii, Titolo ii, artt. 53-55.

[12] Per una biografia dell’arcivescovo Lauricella, cf A. Piccione (cur.), I Vescovi di Siracusa, Emanuele Romeo, Siracusa 1994, 339-351.

[13] F.U. lxxii, (1983), 57.

[14] Cf Congregatio de Causis Sanctorum, Sanctorum Mater, Parte ii, Titolo viii, artt. 45-46.

Le fasi successive del processo

Mons. Giuseppe CostanzoLa prima fase del processo di beatificazione durò circa tredici anni (1984-1997) nel corso dei quali furono convocate più di venti sessioni; specialmente nei primi anni le udienze si svolsero con regolarità, anche in considerazione dell’avanzato stato di età di molti testimoni. La morte di mons. Lauricella (20 giugno 1989) segnò anche la sospensione del processo di beatificazione della Serva di Dio, nonostante le numerose sedute già tenute e i diversi anni di lavorazione. Esso sarà ripreso dal nuovo arcivescovo, mons. Giuseppe Costanzo (foto) soltanto nel 1997 per interrompersi inspiegabilmente probabilmente nello stesso anno; la causa, riferisce Pasquale Magnano, «fu archiviata su disposizioni superiori probabilmente per fattori economici per cui non giunse mai negli uffici della Congregazione Vaticana competente».

Dalla data in cui fu decretata l’introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione, a oggi, sono trascorsi altri trent’anni senza che si sia giunti alla conclusione. Rimane viva la speranza che un rinnovato interesse possa indurre il Tribunale ecclesiastico ad una sollecita ripresa dei lavori.

 

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