Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante (Adelaide Di Mauro)

Il Monastero a Siracusa

Un sogno non realizzato

Nel percorso di vita e di fede di suor Chiara sempre più forte si fece l’esigenza di radunare una comunità nel nome di santa Chiara d’Assisi, discepola come lei di san Francesco, e che tale comunità avesse un luogo stabile, una casa ove risiedere per le pratiche e le esigenze del culto. Così ella ipotizzò la fondazione a Siracusa di un monastero che potesse accogliere la nascente comunità, tanto più che a tale impresa era sollecitata dalle visioni mistiche di Gesù e della Madonna.

Al ritorno da Messina, suor Chiara si adoperò su due fronti: ottenere il consenso delle autorità religiose e ricercare le somme necessarie alla costruzione. La sollecitudine e l’ansia di suor Chiara è possibile leggerle nel carteggio accuratamente radunato e trascritto da p. Samuele Cultrera. Uno dei volumi raccoglie parte della corrispondenza che la suora intrattenne col suo direttore spirituale, il can. Uccello. L’erezione del monastero impegnò attivamente suor Chiara e coinvolse diverse persone; il marchese Gargallo, per esempio, si offrì di cedere gratuitamente il terreno in contrada Grottasanta, facendosi anche carico di pagare l’atto notarile, ma l’arcivescovo Giacomo Carabelli si oppose fermamente alla costruzione, forte del fatto che l’esclusione di suor Chiara dal monastero delle Clarisse avvalorava in lui l’idea negativa che si era fatto fin dall’inizio.

Nel suo progetto di edificazione del monastero suor Chiara fu sostenuta economicamente anche dalla sig.ra Giuseppina Spadola vedova Jacono, che affrontò le spese necessarie per l’acquisto di un lotto di terreno in contrada Grottasanta. L'acquisto avvenne il 10 dicembre 1931 ma, anche in questo caso, l'arcivescovo rimase fermo nella sua convinzione di negare l’autorizzazione anzi, tentò di far sospendere i lavori della costruzione, allora di tre sole stanze da adibire ad abitazione per la suora, anche se il terreno era di proprietà privata.

L'aggravarsi dello stato di salute di suor Chiara e la sua prematura morte furono in buona parte legati alla mancata erezione del monastero. Già nel giugno 1930 l’estatica aveva rivelato a suor Diletta, che le era vicina per il controllo delle stimmate, di avere avuto la visione della Madonna che la sollecitava nell’opera, altrimenti sarebbe morta subito e infatti le condizioni della religiosa cominciarono ad aggravarsi fino a divenire irreversibili, proprio quando l’arcivescovo oppose il risoluto diniego non solo alla nuova costruzione ma anche a quella delle stanzette per il ricovero della stessa. Nelle visioni che progressivamente aumentarono con l’avanzare della malattia, Gesù aveva manifestato alla suora il proprio disappunto per il comportamento dell’arcivescovo. Anche Carabelli si ammalò; suor Chiara ne profetizzò l’imminente morte che avvenne Il 16 luglio 1932.

Suor Chiara voleva offrire una casa a chi non l’aveva, un convento dedicato a santa Chiara, discepola come lei di san Francesco. Questo rimase, però, un sogno irrealizzato nonostante la Serva di Dio, in questo progetto, avesse profuso tutte le sue forze. Tuttavia, mentre si trovava sullo spiazzo di Grottasanta, ella ricevette da Gesù, una rivelazione particolare[1]: in breve tempo sarebbe comunque sorto a Siracusa un monastero di carmelitane sormontato da una grande croce. Il 22 aprile 1950, così come aveva predetto la religiosa, fu inaugurato nei pressi di via Acradina il monastero delle Carmelitane Scalze. 

carmelitane scalze siracusa

Nel 1968, essendo sorta accanto al monastero la cittadella dello sport e non essendoci più silenzio si decise di costruire un nuovo monastero a Belvedere di Siracusa. In seguito ai danneggiamenti causati dal terremoto del 1990 l'Arcivescovo Giuseppe Costanzo fece costruire il nuovo monastero a Canicattini Bagni dove si trova tuttora[2].



[1] Sono così definite le manifestazione divine che rivelano delle realtà nascoste riguardanti delle particolari situazioni. Si tratta di rivelazioni “private” e si distinguono da quelle “pubbliche” in quanto sono successive alle rivelazioni fatte da Dio agli apostoli e ai profeti e contenuti nella Sacra Scrittura e, quindi, non fanno parte del deposito della fede. Cf Criscuolo - Ols - Sarno (curr.), Le cause dei santi, 107.

 

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