I monasteri a Messina
Agli inizi del ‘900 a Messina, erano ancora presenti due monasteri di clarisse: il Monastero di Montevergine fondato nel 1464 (foto a destra) e quello di Santa Chiara alla Giostra (in alto); in quest’ultimo suor Chiara fece il suo ingresso il 14 settembre 1924
L'ingresso nel Monastero di Santa Chiara alla Giostra
Adelaide fu ammessa nel monastero di Santa Chiara alla Giostra il 14 settembre 1924. La vestizione religiosa avvenne il 19 giugno dell’anno successivo, festa del Sacro Cuore di Gesù. Al termine del suo Noviziato, trascorso nella preghiera e nell’osservanza delle regole, il 21 giugno 1926, prese i suoi primi voti assumendo il nome di suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante. La vigilia della sua professione semplice, in contemplazione dinanzi al Santissimo Sacramento, rivolgendosi ad una sua compagna, disse:
«Domani, giorno di nostra professione, il dolce e misericordioso Gesù Sacramentato sul suo trono ci aspetta, assieme alla Santissima Vergine Maria; e tutta la corte celeste accoglierà i nostri voti con festa; innalzando lodi e gloria a Dio, chiuderanno i nostri cuori con suggelli dentro la piaga del Sacro Cuore, per non uscirne mai più».
Le incomprensioni con la badessa
Nella condotta della vita monacale suor Chiara si mostrò sempre esemplare, assolvendo con scrupolo e obbedienza tutti i compiti che le venivano affidati. Nulla, nel suo comportamento quotidiano, lasciava trasparire disordine o ribellione; al contrario, la giovane religiosa viveva la regola con fedeltà e spirito di sacrificio.
Tuttavia, alcune manifestazioni della sua intensa vita interiore destarono preoccupazione nella badessa del monastero, suor Fedele Castrogiovanni. In particolare, suor Chiara cadeva spesso in estasi, stati di profonda unione con Dio che sopraggiungevano improvvisamente e durante i quali era costretta a interrompere ogni attività.
Tali manifestazioni si presentavano anche in occasione dell’ascolto o dell’esecuzione della musica. Poiché questi episodi si ripetevano mentre suonava, la giovane suora, pur con grande sofferenza, chiese alla superiora di essere esonerata dal servizio musicale in chiesa, temendo di arrecare disturbo alla comunità.
Animata da un fervente desiderio di servire Gesù, suor Chiara esortava talvolta le consorelle a riservare maggiore spazio alla meditazione e alla preghiera, sottraendolo alle faccende domestiche. Un richiamo che, sebbene mosso da zelo sincero, non poteva essere accolto in un monastero che, per scelta di povertà francescana, fondava la propria sussistenza proprio sul lavoro manuale.
Fu durante la permanenza nel monastero delle Clarisse che a suor Chiara si manifestò uno dei fenomeni mistici più rilevanti della sua vita: la comparsa delle stimmate ai piedi. La badessa non ne colse la portata spirituale e temette piuttosto una patologia di natura organica; per questo motivo la sottopose a immersioni in acqua calda che, lungi dal migliorare la situazione, provocarono dolorose emorragie.
Le stimmate si ripresentavano con cadenza settimanale, nei giorni di giovedì e di venerdì, in coincidenza con la memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
In questo clima di crescente incomprensione, le manifestazioni mistiche di suor Chiara finirono per essere percepite non come un dono, ma come un elemento di turbamento per la vita comunitaria. A ciò si aggiunsero tensioni personali che degenerarono in atteggiamenti di forte ostilità.
La situazione divenne progressivamente insostenibile e sfociò, infine, nella decisione di allontanare suor Chiara dal monastero. Un provvedimento doloroso, vissuto dalla giovane religiosa in silenzio e obbedienza, che segnò profondamente la sua vita spirituale, aprendo per lei una nuova e fase di prova.