Una mistica tra il chiostro e il secolo
Il desiderio che Adelaide ebbe fin dall’infanzia fu quello di poter dedicare la propria vita interamente a Gesù; adesso, nel suo stato vedovile, in attesa di potersi trasferire nel monastero delle Clarisse di Messina dove desiderava ritirarsi per poter servire il Signore, cercò con tutte le sue forze di sottrarsi allo sguardo del mondo nel tentativo di vivere nella completa solitudine; a tal fine si trasferì a vivere in una “orrida grotta” situata in contrada Grottasanta che lei stessa, definì «la grotta delle rivelazioni per le straordinarie illustrazioni celesti ivi ricevute».
Nella grotta Adelaide abitò più volte: dapprima con il figlio e, dopo avervi dimorato per qualche tempo da sola vi abitò in compagnia di due amiche diventate poi suore.
Mentre era a casa del padre prima e delle sorelle poi, Adelaide dedicò tutte le proprie giornate ad atti di carità e di misericordia verso i poveri e gli ammalati, accudendoli e procurando loro del cibo; i familiari si lamentavano per tali gesti di carità cristiana compiuti. La sorella Maria, infatti, scrisse:
«Si recava di casa in casa e nei paesi vicini e distribuiva poi il ricavato ai poveri. Portava in casa nostra poveri sporchi e cenciosi; li ripuliva e li liberava dai parassiti che avevano addosso, e poscia dava loro da mangiare. Noi non volevamo, dicendole che era pazza, e che sarebbe morta di malattie come i poveri».
Ecco come si svolgevano le giornate di Adelaide quando visse nella grotta:
La mattina si alzava molto preso e, insieme alle compagne di fede, iniziava la meditazione e la recita del Rosario; al suono della campana della chiesa dei Cappuccini, si recavano insieme ad ascoltare la santa messa.
La sua alimentazione era molto limitata: la mattina beveva un po’ di caffè d’orzo, mentre a pranzo e a cena prendeva una piccola quantità di legumi e verdure; il mercoledì e il venerdì si asteneva da qualunque alimentazione.
La notte chiudeva la porta di entrata della grotta con una grossa pietra e si affidava alla protezione di Dio. Si coricava a terra, illuminando l’ambiente con un lumicino a petrolio; gli scorpioni e gli insetti attaccati alle pareti della grotta, non la spaventavano per nulla. Non appoggiava mai le spalle per far riposare il suo corpo e, a tale scopo, per qualche tempo indossò un cilicio irto di chiodi che si era cucito da sé.
Verso la mezzanotte svegliava le compagne per recitare l’ora santa, con la meditazione sull’Orologio della Passione e la recita della Coroncina al Sacro Cuore di Gesù e della Tredicina a Sant’Antonio di Padova.
Il sonno, così come il nutrimento, è fondamentale per la vita stessa, ma per questa Serva di Dio la contemplazione e la preghiera erano contemporaneamente riposo e nutrimento.