La signora Lombardo, affetta da diversi problemi di salute, si rivolse a suor Chiara per supplicarla di intercedere per la sua guarigione; ella confidò alla suora anche il suo dolore per non aver avuto figli nonostante fosse sposata da dieci anni; ecco uno stralcio del suo racconto:
«[…] poi manifestai il mio desiderio di avere figli. Essa mi disse: “Lei desidera croci”; ho risposto “l’abbraccio volentieri”. Allora alzò le mani dicendo: “Che lo Spirito Santo discenda su lei e domani farò la Comunione e pregherò per la sua guarigione”. A mezzo dello sportello la vidi sollevata, poi mi regalò una corona dicendomi: “lei ogni giorno reciti il S. Rosario in compagnia di suo marito, in questa vi sono le indulgenze del S. Padre».
Dopo qualche mese dalla visita a suor Chiara, la signora Lombardo ebbe l’esigenza di consultare un ginecologo e le fu annunciato il suo stato di gravidanza. Dal matrimonio nacquero tre figli e sia lei sia il marito sono stati sempre certi che ciò avvenne per la preghiera e l’intercessione di suor Chiara. Il marito, in una lettera indirizzata all’arcivescovo di Siracusa, scrisse:
«[…] dopo undici anni precisi di matrimonio, quando già le nostre speranze erano perdute, specialmente dopo la sentenza di quattro luminari della scienza medica, che avevano detto impossibile la gravidanza di mia moglie senza l’intervento [chirurgico], a distanza di pochi mesi dalla visita alla Monaca Santa, mia moglie non accusò più alcun disturbo locale (il mal di testa era scomparso da quell’istante in cui la Monaca Santa aveva posato il suo dito sulla fronte di mia moglie) ed oggi la nostra casa è allietata dalle grida festanti e giulive di una dolce creatura che ha colmato un gran vuoto. […] Con la gravidanza miracolosa di mia moglie anch’io ho dovuto convincermi che la santa Monaca ci ha ottenuto da DIO la grazia desiderata, per cui con la presente assolvo, molto ritardo è vero, ad un mio preciso dovere di riconoscenza e di gratitudine verso la Santa Monaca, portando alla conoscenza della Eccellenza Vostra i fatti che senza alcun dubbio, hanno ormai del soprannaturale.
La sig.ra Nannina Grasso, mamma di otto figli, colpita da cecità e guarita per intercessione della Serva di Dio, dichiarò:
«[…] pregavo e speravo, rivolgendomi con gran fede alla Suor Chiara. La supplicavo di volermi esaudire. Piangevo sempre davanti alla sua fotografia, scongiurandola d’ascoltare le mie preghiere. Quando una notte del 16 Novembre [1933] in sogno vedo entrare dalla porta di fuori una monaca. Si ferma nel centro della stanza; la conobbi era Suor Chiara, proprio com’è nella fotografia, pur non conoscendola in vita. Allora la prego sempre di volermi aiutare; essa mi guarda sorridente e mi dice: “pazienza figlia mia, tieni fede a Dio” e mentre con la mano destra mi benediceva , “coraggio… sì … sì…” e scomparve; all’indomani mi svegliai, apro gli occhi e me li trovo ben limpidi e senza nessun impedimento di vedere, mi parve di trovare il paradiso in terra. Ora vedo, guardo ai miei cari figlioletti che avevo perduto pur essendomi accanto. Li conosco, li vedo chiari. Vedo la luce del buon Dio, vedo tutto. Oh come poter ringraziare il buon Gesù che per intercessione della sua serva Suor Chiara ha voluto darmi questa grande grazia».
Un’altra grazia fu testimoniata dai coniugi Vaccaro e si riferisce alla guarigione della loro figlia Antonina ammalatasi gravemente e le cui cure prescritte dai diversi medici consultati non avevano sortito alcun risultato; i genitori si convinsero allora a chiedere l’intercessione di suor Chiara affinché lei ottenesse la grazia da Dio. La guarigione fu immediata e, secondo quanto riferito dal sig. Vaccaro, la stessa dottoressa che ebbe in cura la bambina si stupì per la guarigione prodigiosa.
Suor Chiara non ha mai fatto mancare il suo conforto a quanti si sono rivolti a lei chiedendo fiduciosi la sua intercessione. Il ricordo della “monaca santa” si è, così, mantenuto vivo anche a distanza di decenni dalla sua morte e quanti hanno chiesto con devozione il suo intervento ne hanno ricevuto un provvidenziale beneficio. È quanto accadde per esempio, nel luglio del 1970, alla sig.ra Salomone Francesca, sofferente per una grave forma d’infiammazione alla ghiandola lacrimale dell’occhio destro, per cui i medici avevano consigliato l’intervento chirurgico. La signora si rivolse a suor Chiara e ottenne la guarigione dopo aver applicato sull’occhio un’immaginetta della Serva di Dio.
Le guarigioni legate alla vista, operate su intercessione di suor Chiara e documentate da quanti ne resero testimonianza furono diverse e in diversi momenti della sua vita. La Serva di Dio si prodigò sempre per alleviare le sofferenze di coloro che avevano problemi agli occhi; suor Massimina delle Figlie del Divino Zelo, in riferimento al periodo in cui la religiosa fu ospite presso il loro istituto, dichiarò: «Ammirai in questa signora la carità e la pazienza esercitata nel curare ogni giorno, una nostra orfanella ammalata di occhi»
Negli ultimi mesi di vita suor Chiara pregò anche per la guarigione del can. Dato che, in una lunga lettera, raccontò:
«Date le mie atroci sofferenze causate da un mio incomodo alla vescica che non mi facevano per nulla riposare, fui costretto a ricorrere all’opera del dott. Vincenzo Messina. Entrato nel Sanatorio del detto dottore, dopo due mesi avevo ottenuto insignificanti miglioramenti. […] Soffrivo troppo e, non trovando allora altri aiuti mi ricordai della serva di Dio – Suor Chiara Di Mauro di Gesù Agonizzante – a cui con tutta fede, a mezzo di mia sorella, mi rivolsi, esortandola a pregare Iddio per la mia guarigione. Ella promise. Il giorno 12 luglio osservato dal medico, nessun miglioramento fu riscontrato al mio incomodo. Il giorno stesso nel pomeriggio venne a trovarmi nel sanatorio, il can. Sebastiano Uccello e, mostrando un gran contento, mi auspicava della mia guarigione. Grande fu allora la mia sorpresa e più per sentirmi in condizioni fisiche e morali migliori di prima. Venuto il medico, come di consueto, l’ho subito pregato di visitarmi, ciò però che il sanitario non credette affatto necessario, in quanto da poco mi aveva visitato. Mi rassegnai. L’indomani […] in seguito alla mia ostinazione si decise ad accontentarmi e quale fu la sua sorpresa allorquando dovette constatare che nessunissima traccia esisteva più del male e, giudicando il fatto un miracolo. Lo stesso giorno con stupore di tutti ritornai a casa guarito».
La sig.ra Ortisi, riferendosi alla guarigione del can. Dato, scrisse:
«Mi raccontò lui stesso che mentre stava a letto durante la notte, aveva visto un’ombra vicino al letto e una mano che gli si era posata sopra, sentendosi immediatamente guarito»
Il dott. Messina, che ebbe in cura il can Dato, fu testimone anche di un’altra guarigione avvenuta nello stesso giorno e nella stessa clinica; ne veniamo a conoscenza grazie ad una lettera indirizzata dalla sig.ra Mennone al padre di suor Chiara, che riportiamo di seguito:
«Caro Cancelliere Di Mauro ieri sera Suor Chiara ha fatto due miracoli in questo Sanatorio. Quando tu venisti a visitarmi, se ricordi, avevo la gamba gonfia, la febbre forte e il dottore era preoccupato, perché minacciava la flebite, malattia seccante, che porta febbri forti e si deve stare immobili a letto per molto tempo. Dietro il tuo consiglio pregai Suor Chiara la sera e ieri mattino con fervore. La sera la mia gamba sgonfiò, la febbre cessò e fino a stamane sto meglio. Ieri sera, mentre parlavo col dottore, venne la infermiera facendo gridi di giubilo che Suor Chiara le aveva fatto il miracolo. Aveva un dito teso da due anni che nessuna cura glielo aveva fatto piegare, ora apre e chiude la mano perfetta. Siamo impressionati e il Dottore farà pubblico il fatto. Ti saluto con tutti i tuoi».
Il dott. Messina che, fino a quel momento, aveva esitato a svolgere una relazione sulla prodigiosa ripresa del can. Dato dopo aver avuto certezza dell’intercessione di suor Chiara in altre guarigioni straordinarie, concluse così il suo rapporto:
«[…] Il giorno 7 corrente mese [Novembre] la Greco trovavasi ad assistere la inferma signora Agatina vedova Mennone degente in clinica e, avendo recitato il S. Rosario, come è sua devozione, fece questa invocazione: Suor Chiara se sei veramente santa, fammi articolare il mio dito! E recitò un Pater e un’Ave. Finita l’ultima parola, dell’Ave Maria, con sua grande esultanza e commozione profonda, si accorse che fletteva ed estendeva il dito, dianzi anchilosato, con la più grande felicità e senza alcun fastidio. La povera Greco, alla mia presenza, e di quanti erano in clinica, piangendo per l’immensa commozione, gridando al miracolo e benedicendo Suor Chiara, stringeva ancora in pugno il Santo Rosario. Ho così potuto constatare personalmente il ripristino della funzione di una articolazione, ritenuta anchilosata da tre anni. Dopo tale prodigio, avvenuto sotto i miei occhi, ho sentito il dovere di non dubitare oltre e ho subito deciso di rilasciare il presente attestato, per amore della verità e il trionfo della religiosa».