I detti di Suor Chiara - Il matrimonio imposto
«Quel giglio datomi da Gesù, l’ho conservato anche nel matrimonio, che non volevo, che non ho voluto mai».
Il significato spirituale e la vita vissuta
Il matrimonio imposto e sofferto
Adelaide desiderava consacrarsi a Dio fin dall’infanzia, ma nel 1910 — per la rigida mentalità dell’epoca e per cieca obbedienza alla volontà dei genitori — fu costretta a sposare il giovane Giuseppe Cortada. La ragazza visse quell’unione con profondo disagio interiore, sentendosi una “prigioniera” del dovere familiare.
La purezza dentro il matrimonio
Pur adempiendo ai doveri coniugali (da cui nacquero tre figli), la sua anima rimase interamente appartenente a Cristo. Il marito stesso confidava con amarezza ai familiari di trovare la moglie sempre assorta in preghiera e di percepire durante l’intimità di avere «un corpo morto tra le mani», poiché Adelaide si rifugiava nell’estasi e nel distacco interiore.
Il legame con la “verginità del cuore”
Questo detto si ricollega direttamente alla riflessione sulla “verginità della mente e del cuore”. Per Suor Chiara, la vera purezza non era un semplice dato biologico, ma la dedizione totale ed esclusiva del cuore a Dio.
«Più pura di una vergine»
Questo suo eroismo nascosto trovò conferma in un’attestazione profetica dell’epoca: una nota veggente (Suor Maria Rosa di Vittoria) affermò infatti di lei: «A Siracusa c’è una vedova che è più pura di una vergine».