Invocazioni mariane
Nel solco della più autentica spiritualità francescana, l’esistenza di Suor Chiara, fu interamente improntata all’unione conformativa con il Crocifisso e alla devozione verso la Vergine Maria. Già Terziaria Francescana iscritta il 19 luglio 1920 presso la Chiesa dell’Immacolata a Siracusa, e successivamente accolta tra le Clarisse nel monastero della Giostra a Messina nel giugno 1925, Suor Chiara visse la sua vocazione di anima vittima offrendo ogni palpito del suo prolungato martirio fisico e spirituale per la riparazione dei peccati, la santificazione dei sacerdoti e il suffragio delle anime purganti.
Attraversata dal mistero delle stimmate e provata da veementi vessazioni diaboliche, la serva di Dio mantenne costantemente uno sguardo d’infantile confidenza verso la Santissima Vergine, invocandola con i titoli di «Madonnina mia», «Mamma celeste», «Mamma bella» e «Regina bella».
Invocazioni nell’agonia e nella sofferenza estrema (Settembre 1932)
Negli ultimi giorni di consumazione terrena, trascorsi nel mese di settembre del 1932 presso il Villino Romano a Siracusa, Suor Chiara volse ogni sprazzo di energia verso la Madre di Dio, tramandando giaculatorie di intensa sofferenza offerta:
6 Settembre 1932 «Madonnina mia, non ho più forza, tu mi compatisci…»
7 Settembre 1932 «Madonnina mia, mammina celeste!… Oh dolce Regina! aiutami a soffrire ancora di più… Che tutti si salvino!… Che nessuno perisca!…»
8-9 Settembre 1932 «L’amore è forte!… Mamma bella, com’è lungo il giorno!… supplisci tu per qualche anima, perché io non ho più forze!…»
Invocazioni sul letto di morte (registrate dalla Signora Jurato)
«Mammina mia celeste, aiutami a soffrire!… Regina bella, fammi soffrire di più, purché gli uomini si convertano!»
Invocazioni nelle prove fisiche e sollievo materno
Schiacciata dal peso delle infermità e dai dolori delle piaghe, la serva di Dio sperimentò l’intercessione della Vergine come reale ed efficacissimo conforto nel momento dell’angoscia:
Durante una drammatica crisi di sofferenza per le stimmate e per i dolori della Passione, stremata nelle forze, Suor Chiara arrivò ad esclamare con filiale debolezza:
«Non mi fido più, Mamma mia!». (nell’originale dialettale “nun ma firu cchiù”, cioè “non ce la faccio più”)
A tale invocazione rispose una visione di Maria Santissima la quale, sorridendo con immensa dolcezza, le disse: «Non fa niente!», e ponendole la mano sul petto placò istantaneamente l’atroce martirio.
Prostrata sul proprio letto di contenzione e del tutto priva di vigore corporeo, invocò nuovamente la Madre celeste per ottenere la perseveranza nel dolore:
«Oh Mamma! dammi tu la forza di poter ancora soffrire!… Oh dolce Maria, sei qui?… sei qui? Sì, ti vedo»..
INSEGNAMENTI, CONSIGLI E PAROLE DI CONFORTO SULLA MADONNA RIVOLTI AI FAMILIARI E AI DEVOTI
L’esperienza contemplativa di Suor Chiara non rimase un dono isolato, ma si tradusse in una concreta pedagogia spirituale indirizzata ai parenti, ai devoti e a quanti cercavano orientamento nella prova.
Consiglio materno al figlio Alfredo
Nel settembre 1932, vedendo il figlio diciannovenne Alfredo entrare disperato dalla finestra del Villino Romano e gettarsi in pianto al suo cospetto, Suor Chiara gli indicò la vera sorgente d’ogni consolazione, trasmettendogli la dottrina della maternità spirituale di Maria:
«Figlio mio, la tua mamma è la Madonna!… Chiamala, che ti aiuta!…»
Istruzione contro le tentazioni e le turbe diaboliche
In una corrispondenza indirizzata ad Angelina Rizzo Jurato, afflitta da turbamenti interiori e da vessazioni dello spirito maligno, la serva di Dio compendiò la tattica di difesa spirituale nella semplicità del gesto cristiano e nell’invocazione dei SS. Nomi:
«Quando viene il demonio nella tua mente a turbarti, non gli dare retta: fa’ un segno di croce sulla fronte e invoca il nome di Gesù e Maria».
Preghiera di abbandono e unione con Gesù e Maria
Scrivendo all’amica Amelia Tagliata il 24 ottobre 1921, Suor Chiara ricordava come la vittoria spirituale e la fedeltà ai doveri quotidiani dipendano unicamente dal completo svuotamento di sé e dall’unione con la volontà divina:
«Preghiamo Gesù e Maria che ci diano aiuto e grazia di fare tutto nella sua volontà, ricordandoci che noi siamo nulla, non abbiamo nulla senza il suo aiuto».
Pratiche comunitarie: il Santo Rosario e la Corona delle Cinque Piaghe
L’impronta francescana di Suor Chiara si rifletteva nitidamente nella vita di preghiera condivisa. Vincenza Scamporlino attesta come la serva di Dio esigesse la costante preghiera serale in casa: «La sera ci riuniva e ci faceva recitare il santo rosario».
Accanto al Rosario mariano, Suor Chiara univa la profonda devozione alle Piaghe del Signore. Come ricordato dalle testimoni Amelia Tagliata e Mamo Maria, durante i tragitti a piedi verso il cimitero per suffragare i defunti, la serva di Dio guida la recita della Corona delle Cinque Piaghe, esortando con fervore serafico: «Bisogna dormire sempre abbracciate alla Croce, fare e amare la volontà di Dio in ogni cosa».
ESTRATTI DALLE LETTERE D’ARCHIVIO ED ESTASI CONTEMPLATIVE DELLA BELLEZZA DI MARIA
Dalle relazioni d’archivio, dalle lettere autografe e dalle trascrizioni verbali curate dai testimoni diretti durante i rapimenti estatici, emerge con chiarezza il valore teologico che Suor Chiara attribuiva alla Madre di Dio nell’ambito dell’opera di Redenzione.
Lodi estatiche della bellezza e della luce di Maria
Il 12 maggio 1931, assorta in profonda contemplazione, la serva di Dio prorompeva in espressioni di estasi dinanzi allo splendore immacolato della Vergine:
«O bella aurora, Maria, giardino d’ogni bellezza sei tu!… Oh Maria! Oh come sono dolci le fiamme dei raggi tuoi!…»
Versi poetici in estasi (18 Maggio 1932)
Durante la marea d’amore e di dolore del 18 maggio 1932, Suor Chiara dettò in estasi un componimento poetico rivolto alla Regina dei Martiri:
O bella madre regina, sangue versa il mio cuor; asciuga questo sangue, che versa il mio cuore, o Madre bella, o Madre d’Amor! Asciuga questo mio cuor, che versa sangue d’amor!
Colloqui mistici e il ruolo di Maria nella missione della Vittima
La consacrazione oblativa di Suor Chiara si fondava sull’intima associazione al sacrificio di Cristo e di Maria:
- L’offerta per il Sacerdozio: Suor Chiara dichiarò esplicitamente di aver abbracciato lo stato di vittima dietro mandato mariano: «Io mi sono offerta vittima per il Sacerdozio, a richiesta della SS. Vergine, e soffro tanto per i Sacerdoti».
- L’intercessione per le anime del Purgatorio (15 Agosto 1931): Nella solennità dell’Assunta, unendo la sua voce alla trionfante entrata della Vergine nei cieli, implorò la liberazione di un gran numero di anime purganti:
«Queste anime, o Vergine, verranno con te; sia spopolato il Purgatorio di cinquecento anime, tra ieri ed oggi!… Felice, felice io sono, possiedo il mio tesoro: vivo lo credo, lo sento nel mio cuore».
- L’intimità dei colloqui estatici (8 Agosto 1932): Durante un dialogo d’intensa e candida confidenza con la Vergine, riflettendo sulle visite notturne delle anime defunte che cercavano il suo suffragio, osservava con ingenuità serafica: «I vivi vengono di giorno, e fanno tanto baccano alla porta; i morti vengono di notte senza bussare né aprire!».
- La cooperazione di Maria al Calvario: Nella sua autografa Preghiera a Gesù Crocifisso, la serva di Dio ricorre all’intercessione della Madre Addolorata ai piedi della Croce: «O Eterno Padre, non guardare l’indegnità di chi ti prega; guarda la pura e piena di grazie, Maria santissima che sul Calvario unì il suo sacrificio alla passione di Gesù, morto per i peccatori…».
- Il Crocifisso prodigioso: Fin dai primi anni dell’infanzia, la Vergine Santissima volle donare alla piccola Adelaide un particolare crocifisso, strumento di grazia e di prodigi che ne accompagnò l’intera maturazione spirituale.