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La Croce come via di gioia e riscatto

Croce
Nella vita di Suor Chiara Di Mauro (al secolo Adelaide, 1890-1932), il mistero della Croce occupa un posto centrale. Lontano dall’essere intesa come cupa rassegnazione o condanna, la Croce è stata per la “monaca santa” di Siracusa il «letto nuziale» dell’unione con Cristo, il luogo del riposo dell’anima e la vera «cattedra» da cui imparare la sapienza del Vangelo.
Attraverso la sua testimonianza, Suor Chiara ci insegna che il dolore umano, se abbracciato con fede e offerto per amore, perde il suo potere distruttivo e si trasforma in una sorgente inesauribile di luce e di grazia.
🎼 1. L’Inno «Croce diletta e santa»: La poesia dell’anima
Tra gli scritti e i canti più intimi giunti fino a noi, spicca la composizione poetica che Suor Chiara amava suonare all’armonio ed eseguire durante le ore di raccoglimento, fino a rimanere talvolta rapita in estasi:
«Croce diletta e santa, tu m’hai ferito il cuore in segno dell’amore, voglio abbracciarmi a te! O letto nuziale, luogo del mio riposo, ove l’Eterno Sposo la vita consumò. Cattedra di dolore ove l’eterna scienza ai santi la sapienza e agli umili insegnò… Deh, vieni Croce amata, piantati nel cuor mio, acciò da te mio Dio, non mi divida alcun!»
In questi versi vibranti si coglie il paradosso cristiano: la croce non è uno strumento di morte, ma il luogo dell’incontro con lo Sposo divino.
💡 2. La “medicina spirituale”: Aforismi sulla Santità e la Felicità
A quanti si rivolgevano a lei smarriti, oppressi da tribolazioni fisiche o morali, Suor Chiara non offriva parole di circostanza, ma indicava una “medicina spirituale” concreta ed essenziale per ritrovare la pace interiore:
  • Sulla vera santità:
«La vera santità consiste nell’accettare le umiliazioni e nel portare con gioia e in silenzio la croce che Gesù ci manda».
 
  • Il paradosso della felicità:
«Per renderci la vita felice, dobbiamo far sempre la volontà di Dio, amare i disprezzi e riposare contente sopra la croce che Gesù ci manda».
Quando le difficoltà irrompevano improvvise, ella invitava le sue consorelle e amiche a non perdersi d’animo, stringendo al petto il Crocifisso ed esclamando con totale fiducia: «Perché piangete? Ecco la croce!».
🩸 3. «Giuseppina, andiamo al Calvario!»: Le invocazioni della Passione
La partecipazione di Suor Chiara ai dolori del Redentore toccava il vertice nei giorni del giovedì e del venerdì. Prima di immergersi nelle estasi della Passione, si rivolgeva con semplicità ed entusiasmo alla persona che l’assisteva: «Giuseppina, andiamo al Calvario!».
E negli ultimi giorni della sua vita terrena, il 7 settembre 1932, stremata dalla sofferenza ma con lo sguardo fisso al Cielo, pronunciò il suo solenne abbraccio finale al Crocifisso:
«O Croce diletta, muoio d’amore! Sei il mio Dio, sei il mio Padre; sei il mio sposo, sei il mio tutto, infinito!».
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🔨 4. Le piccole croci fatte a mano: La carità del gesto
La devozione di Suor Chiara per la Croce non è mai rimasta confinata nelle parole. Nel tempo libero, con estrema cura e pazienza, fabbricava con le sue mani piccole croci di legno o di spago da regalare ai poveri, ai malati e ai visitatori.
Quando le persone cercavano di baciarle le mani per venerazione, ella ritraeva subito il braccio con umiltà e porgeva la piccola croce, affinché ogni bacio e ogni gesto di affetto fossero rivolti soltanto a Cristo.
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